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taurus

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Jul. 7th, 2009

taurus

parentesi aperta, senza

Io sono Giulia.
Per un attimo ho avuto la tentazione di dire "io mi chiamo Giulia", ma non sarebbe bastato. Giulia non è solo il mio nome, è quello che sono. E' davvero me.
In più, da quando otto mesi fa ho cominciato a pensare di scrivere questa cosa, oggi è la prima vera volta in cui d'istinto butto giù le parole Io sono e non Io mi chiamo. Oggi, sì, mi è venuto d'istinto, senza ripensamenti.
Io sono Giulia, e ora che ci penso è tutta la mia vita che sostengo di odiare questo nome, e ho cominciato a pensare che è tutta la vita che dico una puttanata.
Giuro di esserne anche stata convinta, ma, sapete che c'è, non è affatto vero.
Sarà tutta la vita che mento, ho mentito perfino a me stessa, ma non avevo capito davvero niente.
Avanti. )

Apr. 5th, 2007

taurus

Everywhere I go, there's a love song

Non ci sarà più nessun'altra canzone d'amore pubblica.

Cambiare è stato facile, come se l'avessi sempre fatto. Ma non sono cambiata, non poi tanto.
Mi ci ritrovo a perfezione nel lupo solitario, forse sarò sempre branco, branco di una, branco e basta (...sì.)
Mi sento piccola, non giovane, proprio piccola. Incapace di fare cose da grande. Quella che nei film di rimpatriate è l'unica che non si è sposata, quella che agli occhi esterni sembra aver voluto cercare altro, nella vita, quella diversa. Quella che si ostina a portare i jeans strappati anche se lo sa "che gli anni ottanta sono finiti da un pezzo", che si veste ancora come capita anche se è ridicola, e persevera coi capelli spettinati e la camicia, ma solo se rimane fuori dai jeans.
Mi ci vedo, io, nell'abitudine pigra, sollevata quel tanto che basta a incontrare i vecchi compagni di scuola, e trovarli inconcludenti e inconclusi, ma apparentemente realizzati nel lavoro, nei figli, nelle cose che io non ho scelto e non ho.
Mi vedo scrivere ai miei ex amanti periodicamente, chissà ancora per quante volte, in futuro, sperando o fingendo che non ce l'abbiano più con me.
Mi vedo, ora, arrivare a quarant'anni con l'egoismo eppur lo sbando dei miei venti.
Mi temo riflessa negli occhi di ognuno di loro, di voi, di altri, chiunque altro da cui ormai è difficile pretendere un rapporto che vada al di là della media, mentre covo il sottile rimpianto degli amori forti che ho sostenuto per i miei amici passati.
Ho il rimorso di aver dato quel primo e unico bacio, perché era l'addio che non avevo il coraggio di formulare altrimenti.
Ho bruciato tante cose tra le quali avrei potuto salvare almeno i tempi.

In altre parole: mi sento una persona cupa e nera, e non mi stupisce più tanto se questo stato mediamente cupo non viene vissuto come un problema. Non è più un problema essere distonici, non è più un problema per me. Non mi fa male, tanto vivo anche dei momenti non cupi. Non mi dà fastidio.
Mi vedo come un vecchio (logicamente, maschio) burbero, stereotipo facile di racconti o film '50 / '60, pronto a sciogliersi, e ad amare, se vuole, ma tendenzialmente chiuso e assolutamente autarchico e autoconcluso. Sono praticamente arresa all'idea di essere, di natura, nettamente incapace di selezionare anime davvero in contatto con me, ma col passare del tempo è anche meno un cruccio, perché nel frattempo ho anche imparato a godermi quel che ho, nonostante non sia proprio tutto quel che avrei voluto.
E' umano anche arrendersi.

Oggi, uscita prima dal lavoro, ho optato per il sole del mio piccolo balcone, per riscaldarmi e far asciugare un po' il naso dal tremendo raffreddore che mi stordiva e rendeva incapace di concludere qualcosa in ufficio.
It's not PMS, it's me.
Metà delle mie piante è andata, metà ce l'ha fatta.
Ecco, esattamente.
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